La fine degli amori by Claire Marin

La fine degli amori by Claire Marin

autore:Claire Marin [Marin, Claire]
La lingua: ita
Format: epub
editore: EINAUDI
pubblicato: 2023-03-07T12:00:00+00:00


In queste righe si vede bene che l’idea di un’identità personale si basa sulla rappresentazione di un io considerato come una fortezza interiore. Nessuno potrà mai disfare o destituire quello che sono. L’io è inviolabile, irremovibile, inalterabile: niente può farmi diventare un altro. Certo, posso divertirmi a essere qualcun altro, travestirmi, ma in fondo so bene chi sono. Io sono io, si dice, come se questa tautologia fosse l’espressione di un’evidenza assoluta. Ma in realtà di assoluta c’è solo l’angoscia di non avere un «io», di essere malleabile, in balia dei casi della vita. E se invece non ci immergessimo mai due volte nello stesso io? E se fossi molto piú incostante, molto piú mutevole di quanto non possa o non voglia credere? Tale ipotesi, ricorda Rosset, non è la fantasia di un provocatore, ma il senso profondo degli interrogativi dei Pensieri di Pascal4. Montaigne e Hume hanno considerato seriamente la questione dell’irrealtà dell’io. «Perché l’io è impercettibile», afferma Hume. Su che cosa fondare allora la propria esistenza? L’io è qualcosa di piú che l’espressione di una credenza e soprattutto di un’inquietudine, quella di non essere nulla? Quell’unità che la mia memoria potrebbe garantire, filo conduttore di una continuità interiore, non è forse un’illusione? Chi mi dice, del resto, che i miei ricordi siano davvero i miei? Potrebbero essere semplicemente l’assortimento di ricordi altrui, riconfigurati un po’ a caso, a seconda dell’avvicendamento degli eventi, suggerisce Rosset, che riprende l’immagine bergsoniana del caleidoscopio: «I miei ricordi sono come un caleidoscopio di cui al limite si potrebbe attribuire la paternità a tante persone quanti sono i ricordi, come le “pezze rapportate” di cui parla Montaigne».

Caleidoscopio, pezze rapportate, quante persone ci sono in me? E perché dovrei preoccuparmene? È cosí tragico essere molteplice e potenzialmente sempre diverso? Non è, al contrario, piú elettrizzante che essere rinchiusi in un’identità fissa, stabile? Viene anzi da chiedersi se una modalità del genere sia possibile. Possiamo essere altro se non soggetti fluidi, mutevoli? Non è forse piacevole essere sempre diversi?

Per lo psicanalista J.-B. Pontalis, le varie fasi della vita e i ruoli che ci fanno assumere dànno alla nostra esistenza una forma quasi incoerente, non dissimile da una successione di scene oniriche, slegate tra loro, prive di una logica apparente, che crea una sgradevole sensazione di dispersione:

Certe giornate sono cosí frammentate, mi fanno assumere ruoli talmente diversi, forse anche incompatibili, proprio come succede in alcuni sogni in cui attraversiamo posti diversi e vediamo scorrere visi e personaggi senza legami apparenti e che al risveglio ci lasciano una spiacevole sensazione di dispersione5.



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